Pensare lo si può fare ovunque. Ma c'è un posto in cui alle donne riesce meglio: davanti allo specchio. Riflettere guardandosi riflesse nello specchio è quasi un esercizio catartico, un cerchio che si chiude.
Mentre ci sfoltiamo le sopracciglia, mentre ci trucchiamo, mentre ci asciughiamo i capelli, guardiamo in faccia e parliamo con chi abbiamo di fronte, quasi non fossimo noi.
Parliamo, raccontiamo, discutiamo, ci incazziamo, ci commuoviamo con quella quella donna che ancora non ha indossato la sua maschera, la faccia che gli altri conoscono e che riconoscono come la nostra.
Guardandoci ci convinciamo che stiamo facendo la cosa giusta o, al contrario, realizziamo che stiamo prendendo una cantonata e faremmo meglio a sterzare; nel frattempo, "registriamo" che il sapone liquido per le mani va ricomprato, che forse potremmo provare la ricetta di quel dolce.
Guardandoci decidiamo come vestirci e che persone saremo in quel giorno: se ci perdoneremo o se continueremo ad arrovellarci, a tormentarci; se perdoneremo o se tormenteremo qualcun altro.
Guardandoci decidiamo come vestirci e che persone saremo in quel giorno: se ci perdoneremo o se continueremo ad arrovellarci, a tormentarci; se perdoneremo o se tormenteremo qualcun altro.